Davide Passero, ad di Alleanza, ospite di Cast4

Davide Passero, ad di Alleanza, ospite di Cast4
Febbraio 2, 2018 cast4

Intervengono in tanti, oggi, a raccontarci cosa sia la “narrazione di impresa”.

Fammi uno storytelling su questo argomento è la frase del cuore che risuona nei dipartimenti di comunicazione di molte aziende. I fattori che le spingono tra le braccia dello storytelling di cui sopra – parolina magica a pieno titolo in un numero sempre più alto di vocabolari – sono molteplici.

Uno dei più significativi è la presa di coscienza del pubblico, gentilmente offerta dall’ascesa di web e social media (a farla semplice): informazioni, virtù e polemiche passano sotto il vaglio di una comunità che non riesci a definire. E che in un attimo ti può glorificare oppure distruggere. Audience di riferimento è un concetto superato tanto quanto quello di nicchia: P&G come la più remota azienda produttrice di lamiere sono entrambe testimoni dello stesso mutamento.

È anche per questo che le aziende, nel presentarsi al pubblico, “richiedono” l’emozione. Immediata, diretta, declinata nei modi più moderni e accattivanti. Si cerca un’emozione “emozionale”, a giocare con le parole e con un aggettivo molto in voga in sede di brief: qualcosa che solo una storia ti può restituire. Non c’è bisogno di scomodare Omero, insomma: il marketing non si basa più sulle cose che fai ma sulle storie che racconti, sostiene il guru Seth Godin. Tutti guru, a parole…

Noi di Cast4 ci siamo dentro: lavoriamo con le imprese per dare vita a progetti culturali che lascino il segno. Filmati corporate, podcast, progetti editoriali e molto altro. La necessità di raccontare l’identità delle aziende, oltre a interagire con loro, ci porta sempre a studiare chi le guida: lo storytelling, that’s the news, si fa a partire dalle persone.

Mossi da questo input abbiamo dato vita a (S)oggetti, un format di interviste in cui uomini e donne d’impresa si raccontano a partire da tre oggetti. A Guido Monero, presidente delle storiche Pastiglie Leone, basta un grembiule per dischiudere una parte fondamentale della sua vita professionale. A Franco Ziliani, patron di Berlucchi, un’imbottigliatrice a prova di ernia.

L’ultimo ospite che abbiamo incontrato, Davide Passero, lo abbiamo scelto per un motivo preciso.

Davide Passero, ad di Alleanza, premiato Ceo dell’Anno a Le Fonti Awards, cita la cronaca di Internet. Eppure non è (solo) per questo che lo trovate tra i nostri (S)oggetti. Basta accedere a Facebook e guardarsi un po’ di video presenti sul canale di Alleanza: Davide Passero parla disinvolto alla platea, racconta il suo modo di interpretare la previdenza, le cuffie al collo che ti fanno chiedere “ma cosa ci ascolterà mai?”…

Davide Passero – e ce lo hanno confermato le sue parole – è una di quelle persone che non si accontentano mai. Il suo approccio alla vita, al lavoro e all’arte è onnivoro: da Leonard Cohen a Damian Hirst, da Lana del Rey all’Inter (passando per Woody Allen), Passero tiene gli occhi spalancati sulle trasformazioni della società. E sul cambiamento. Per chi si occupa di assicurazioni è inevitabile, viene da pensare, e nemmeno troppo semplice: «bisogna convincere le persone a fare domani qualcosa di diverso rispetto a ciò che si faceva ieri».

Ed è parlando di cambiamento che Passero ci stupisce: «la narrazione è la più grande alleata del cambiamento», perché è l’unico strumento che insegna alle persone come trasformarsi. «Quanto più tecnologia tanto più ci sarà bisogno di narrazione perché è l’unica cosa che la macchina non riuscirà a fare», ci racconta. E in effetti ha ragione.